Un pezzo passa il collaudo dimensionale e non entra in assieme: spesso la causa è la quotatura, non la lavorazione. Ecco dove nasce l'errore.
Il pezzo passa il collaudo e non entra in assieme lo stesso
Un carter in alluminio arriva dal fornitore e la CMM certifica ogni quota entro tolleranza. In linea di montaggio la vite non passa. Non è un errore di lavorazione: è la quotatura che non ha previsto lo stack-up tra due fori distanti 180 mm, ciascuno vincolato a ±0,05 mm rispetto al proprio riferimento locale. Sommati, lo scostamento supera il gioco disponibile nella boccola.
Capita più spesso di quanto sembri sui disegni ereditati da revisioni precedenti, dove ogni quota è stata aggiunta in un momento diverso senza mai ricontrollare la catena completa. Un calcolo di stack-up RSS su un foglio elettronico, prima del rilascio, lo intercetta in dieci minuti.
Il datum quotato non esiste in officina
Un altro caso ricorrente: il riferimento GD&T punta a un piano teorico che passa per il centro di un foro cieco, o a uno spigolo che nella lavorazione reale non tocca mai il tavolo macchina. L'operatore CNC deve inventarsi un piazzamento diverso da quello di progetto, e la ripetibilità cambia da lotto a lotto senza che nessuno se ne accorga fino al collaudo finale.
- Il datum primario deve corrispondere a una superficie realmente afferrabile in morsa o su piano magnetico
- Il datum secondario deve vincolare la rotazione senza sovradeterminare il piazzamento
- I tre datum del sistema di riferimento vanno verificati accessibili nella stessa fase di lavorazione, non su set-up diversi
Un raggio interno che nessuna fresa standard può fare
Una tasca con spigolo vivo interno a 90°, disegnata senza pensare all'utensile che dovrà tagliarla. Una fresa a candela di diametro minimo in officina lascia comunque un raggio di 0,5-1 mm; se il disegno impone uno spigolo vivo, o si passa a elettroerosione a filo, con costi e tempi che cambiano il preventivo, o si torna al progettista per una modifica concordata col cliente.
Regola pratica che uso in fase di revisione: nessun raggio interno sotto 1 mm su lavorazioni a asportazione di truciolo standard, a meno che non serva davvero alla funzione, per esempio la sede di una guarnizione, e in quel caso il processo va concordato esplicitamente, non lasciato intuire dal disegno.
Tolleranze strette dove non servono, larghe dove servirebbero
La ISO 2768 esiste apposta per le quote non critiche: usarla lascia libertà all'officina e abbassa i costi. Il problema nasce quando un disegno porta ±0,01 mm su ogni quota, compreso un foro di fissaggio che potrebbe stare in ±0,1 mm senza alcuna conseguenza funzionale. Il risultato è un preventivo alto e tempi di lavorazione lunghi per una precisione che nessuno sfrutterà mai.
Il caso opposto è più pericoloso: una quota critica per l'accoppiamento lasciata in tolleranza generale, perché tanto si aggiusta in fase di montaggio. Succede spesso su piccole serie passate tra più fornitori nel tempo, dove chi disegna oggi il pezzo non è più chi lo aveva progettato in origine.
In CPPrototype il controllo di stack-up, datum e raggi utensile lo facciamo prima del rilascio in produzione, non dopo il primo lotto respinto: è il punto in cui il tempo speso in ufficio tecnico si ripaga davvero, per aziende manifatturiere del salernitano e non solo.

